sabato, 04 luglio 2009

Dubbi in pillole










Che belle le analisi del sangue!

Una bella lista di risultati: 3 virgola qualcosa, 25 milioni e rotti, decine di migliaia per millimetro cubo…

Precisi, alla virgola. E con i loro valori “normali” tra parentesi, lì a fianco, e il temuto asterisco in apice a indicarti se sei “entro i limiti” o no.

Un’occhiata e sai subito se il colesterolo è alto o basso, se devi metterti a dieta o puoi concederti qualche dolcetto in più.

Niente di meno relativista. Dentro o fuori.

Nessun dubbio (rari gli errori), nessuna confusione.

Che bello se tutto fosse così…

E invece no.

 


Apro il Corrierone e mi imbatto in un dubbio: dapoxetina. Ne avrò bisogno? 

1 italiano su 4 (cifra chiaramente sottostimata) soffre di eiaculazione precoce.

Sarò forse io, Signore?

Dovrò correre in farmacia, ordinare il farmaco, tornare a ritirarlo (oh, il mio farmacista deve essere senza magazzino…), controllare l’autenticità del prodotto sul relativo sito web, assumere il farmaco 2 ore prima, iniziare uno spontaneo e regolare rapporto sessuale.

E se poi non funziona?

Già nel 2008 il farmaco si era dimostrato efficace più o meno quanto il placebo, cioè quanto lo zuccherino.

E' un antidepressivo, in fondo. Come il sesso, no? Magari con un po' di incenso...

Oh.

Non sarà che qui, alle solite, in mezz’ora faccio in tempo anche a lavare la macchina? Però, se lo dice il Corrierone…

Pillola argento.

Poetico.

 



Poi, apro le mails.

Solito spam. Il viagra, il cialis, enalarge your penis… niente di nuovo.

Tranne un sottile dubbio.

Ne avrò bisogno?

Mica è detto che sono normale. Non ci sono mica i numerini tra parentesi.

Un italiano su due dopo i 40 anni eccetera eccetera.  

Lo sapevo.

Forse è meglio procurarsene un paio di scorta.

Pillola blu.

Nessuna confusione.

Finalmente anch’io come Sting, che lo fa per sei ore di fila.

Devo solo trovare sei ore libere.

O fare come lui che nel frattempo cena, guarda un film, sorseggia una birra. 

 

 

 

E lei?

Il dubbio serpeggia. Serpeggia sempre.

Mica ho le prove.

Avrà avuto l’orgasmo?

O sarà rimasta lì a pensare da quand’è che non tinteggiamo il soffitto?

Come farebbe il 30% e più delle donne, stando alla stampa.

Il Corrierone per fortuna mi soccorre proponendomi l’acquisto della pillola Biancaneve, che risveglia anche le donne in letargo sessuale.

Pillola rosa.

Sarà solubile nella aranciata? Di nascosto, che fa molto 007?

E se esagero?

Che rischi ho di indurre una sindrome da eccitazione sessuale persistente?

Sempre che già non ne soffra…

 

No, perché so già che mia moglie non approverebbe il piano B, l’alternativa chirurgica, la soluzione definitiva: l’orgasmotron. 

Lei è fatta così: se le proponessi di farsi aprire il cervello per installare un chip per avere un regolare orgasmo sarebbe capace di farmi una scenata.

 

Vivrò col dubbio: siamo normali o no?

sabato, 20 giugno 2009

Gossip











Tu non hai idea di quanta gente giovane lavori in ospedale.

Deve essere una precisa scelta aziendale, all’insegna dell’economia e, forse, anche dell’immagine.

Sta di fatto che le corsie di reparto, le sale operatorie, le terapie intensive sono formicai di giovani virgulti, specializzandi, tirocinanti, frequentatori, praticanti a vario titolo.

In continuo turn-over.

Non fai in tempo a memorizzarne i volti e i nomi che già arrivano quelli dell’anno successivo, del turno autunnale, del corso di domani.

Si lavora fianco a fianco, dieci, dodici ore al giorno.

E fiorisce il gossip ospedaliero.

K., chirurgo in carriera, convive con W., la moretta della terapia intensiva, ma contemporaneamente flirta con Y., nurse di anestesia e promessa sposa di H., l’ortopedico.

Si dice che stasera però K. esca con X., la radiologa, ex morosa di J., della direzione sanitaria.

Certo è che J. non avrebbe mai fatto quella fulminea carriera se non avesse prestato le sue grazie a qualcuno di altolocato.

Il primario £., sposato e con prole, cornifica la moglie con la segretaria, &., ora promossa a carriera universitaria.

Lei non lascia il marito, pediatra, anche se quest’ultimo ha avuto un figlio da una perfusionista. E pensare che c’era chi non gli credeva e gli dava del millantatore. No, no: ha portato le prove, strette dentro il pannolino.

Q., futuro professore, punta al record.

Vuole passarsi tutte le infermiere del reparto e della terapia intensiva.

E’ a buon punto, sai?

Dice che ha qualche problema con quelle non proprio carine.

Una botta e via. Sia mai che nascono complicazioni simil sentimentali.

Z., la cardiologa, sei mesi fa filava con T., l’anestesista della neuro.

Poi lui si è messo con L., la biondina della chirurgia, quella dalle belle tette.

Lo so perché gira sempre senza reggiseno, e le casacche ospedaliere, si sa, sono fatte apposta per sbirciare.

Ora però c’è un ritorno di fiamma. Lui ha lasciato la moglie?

Chi dice sì, chi dice no.

Ieri li han visti sul lungadige, mano nella mano.

O., che diceva “mai con un collega”, è già alla terza storia negli ultimi sei mesi. Tutte con colleghi.

I., alle soglie della pensione, ha fatto perdere la testa a L. di trent’anni più giovane di lui.

C’è voluto che L. concepisse un figlio col legittimo marito per far finire la storia.

 

Sto pensando di mandare questo scritto a Novella duemila. Ma forse interessa di più al Corrierone o a Repubblica.

Cosa dici?

E’ tutto falso?

Ma sì. Tanto vado in ferie.

E' estate, no?

postato da: vinoemirra alle ore 10:03 | link | commenti (1)
categorie: satira, vita in ospedale
sabato, 06 giugno 2009

Insegnare




C'è un sarcastico aforisma che circola da sempre tra i medici, specie nelle corsie dell'ospedale:
"Chi sa fare, fà. Chi non sa fare, insegna".
Il detto riflette in parte l'atavica diffidenza tra medici ospedalieri e medici universitari e non sarò certo io a tentare di smentirlo o ridimensionarne la stringente logica: ho sempre nutrito per i professori una sana antipatia.
Faccio solo notare che la medicina oggi è divenuta spaventosamente complessa.
Nozioni sempre più complicate, parcellizzate, specialistiche.
Volumi enciclopedici per parlare del citocromo P450.
Prendi i cardiologi: l'aritmologo non sa fare l'ecocardiografia, l'emodinamista non sa sincronizzare un pace-maker e l'ecocardiografista non si mette certo a fare angioplastiche.
Metti un cardioanestesista in ortopedia e non saprà fare un blocco periferico di una mano.
Affida ad un anestesista dell'ortopedia un paziente cardiochirurgico e si sfiorerà la tragedia.
Il trend appare inarrestabile: si diventa sempre più esperti di un settore sempre più piccolo e alla fine si saprà tutto, di niente.
Si perde di vista la persona nel suo complesso, per dedicarsi alla cura di una sua malattia.
A mio modesto avviso il problema si affronta tornando proprio a insegnare medicina.
Solo che si deve saper insegnare, per rifarmi all'aforisma.
In modo che la scuola non sia "il luogo in cui si insegna l’incomprensibile agli indifferenti da parte degli incompetenti”, come sosteneva Apuleio.
La medicina, poi, si impara sui libri, certo, ma solo se hai insegnanti che ti guidano a mettere in prospettiva le cose, per distinguere ciò che è importante da ciò che conta meno.
Che ti trasmettono, quasi per osmosi, la loro passione per l'uomo e per la cura delle sue malattie.
Agli studenti che incontro non manco di ricordare che "avete ricevuto gratuitamente, gratuitamente date".
Magari così.

 

postato da: vinoemirra alle ore 17:31 | link | commenti (5)
categorie: educazione, vita in ospedale
lunedì, 25 maggio 2009

Forza tre


















Ho la pressione alta.

Mi sono scelto i genitori sbagliati, mangio male, faccio sport in modo disordinato, sono stressato. Ci manca solo che ricominci a fumare.

Per fortuna c’è la soluzione: una pillola, un semplice diuretico,  e… voilà hai la soluzione in pugno.

O meglio:  questo era quello che pensavo fino a ieri.

Poi ho letto un poderoso studio (464.000 persone coinvolte) sull'autorevole British Medical Journal e mi si sono aperte nuove prospettive.

Ho scoperto che se usassi tre farmaci diversi in combinazione, a metà della dose prevista per ognuno, potrei ridurre il rischio di cardiopatia ischemica del 46% e di ictus del 62%.

E questo per ogni 10 mmHg di sistolica e ogni 5 mmHg di diastolica in meno.

In pratica,  se passo da 160/100 a 140/90 azzero di fatto il rischio di eventi cardiaci avversi e vado addirittura in positivo(?) circa il rischio di ictus cerebrale.

Purchè prenda tre farmaci. A ben vedere, anche questo è "accanimento terapeutico".

Del resto, se “ciù is megl’ chè uàn”, tre dev’essere meglio di due.

E c’è un ulteriore vantaggio: posso smettere di controllarmi la pressione del sangue, giacchè il beneficio di questa politerapia vale anche nei soggetti normotesi. Cioè sani.

Beh, si può fare, no? Ne vale senza dubbio la pena.

Tutti, tutti, indistintamente, sani e malati, dobbiamo prendere tre antiipertensivi.

E nessuno più farà infarti o ictus.

Già mi avevano convinto che era necessario prendere le statine anche se avevo il colesterolo normale, ora inizio con gli antiipertensivi.

Mi resta il dubbio che potrebbe essere opportuno prendere tre diverse statine, anziché una sola, striminzita molecola.

E poi la glicemia, dove la mettiamo?

Tre farmaci anche per il diabete, anche se la glicemia è normale, ovvio.

E l’asma?

La colite, l’ulcera, la cistite, la prostata, la tiroide, l’artrosi, la cefalea, la cirrosi, l’insonnia?

E i tappi di cerume nelle orecchie?

Ok, ho capito: tre farmaci, in ogni caso, non si sa mai.

Devo solo trovare una carriola, per portarmi dietro questa piccola farmacia.

Una carriola? Meglio tre.

 

                                                                                       E l'importante è esagerare
                                                                 far mai finta di sudare
                                                                e se hai in mano solo mosche
                                                                prova a darci anche del tu. (E. Jannacci)
postato da: vinoemirra alle ore 21:57 | link | commenti (3)
categorie: satira, medicina
giovedì, 21 maggio 2009

Coronarie










Le arterie coronarie sono il pane quotidiano di chi lavora in sala operatoria in cardiochirurgia.
C'è chi dice si chiamino così proprio perchè circondano il cuore come una corona di rosario. E lo nutrono.
Talvolta le coronarie si ammalano e può essere necessario ricorrere ad interventi di bypass aorto-coronarico per rivascolarizzare il muscolo cardiaco.
Qualche volta le concrezioni nel loro interno diventano davvero impressionanti.

La sequenza di fotografie che segue è da ritenersi eccezionale, ma se ne sconsiglia vivamente la visione ai minori e a persone facilmente impressionabili.

E' anche opportuno che io chieda di subordinare l'utilizzo di queste immagini al mio espresso consenso.

Foto 1: arteria discendente anteriore
Foto 2: endoarteriectomia prima fase
Foto 3: endoarteriectomia seconda fase
Foto 4: endoarteriectomia terza fase
Foto 5: misurazione

postato da: vinoemirra alle ore 16:56 | link | commenti (2)
categorie: vita in ospedale, foto cardiochirurgia
mercoledì, 13 maggio 2009

20 anni
















13 Maggio 1989.

20 anni di matrimonio.

 

Ricordi? Eravamo giovani e spensierati.

Tu bellissima.

 

La Chiesa, la Messa, le "nostre" letture.

Il Siracide, i Filippesi, il Samaritano.

Speranza, Fede, Carità.

La consacrazione. Don Piero ci chiama sull’altare, al suo fianco, quasi due chierichetti.

“Fate questo in memoria di me”.

“Questo”.

Cos’è “questo”, don Piero?

Lo aveva spiegato in poche parole.

 

Sì, certo. Il memoriale, il Corpo e il Sangue di Cristo. L’ostia consacrata, certo.


Ma tu, sposo, come ha fatto Gesù, prendi il tuo corpo, spezzalo e dallo da mangiare a chi ti sta a fianco: tua moglie. Non solo il pane. Il tuo corpo.

Tu,  sposa, come ha fatto Gesù, prendi il tuo sangue, versalo, e dallo da bere a chi ti sta a fianco: tuo marito. Non solo il vino. Il tuo corpo.

 

E fatelo “in memoria di me”, per Amore.

Ricordàtelo.


Ricordàtelo dopo aver litigato per chi lava i piatti.

postato da: vinoemirra alle ore 10:56 | link | commenti (11)
categorie: matrimonio, vinoemirra
lunedì, 04 maggio 2009

Virus coniglio











2012: il mondo non se lo aspettava.

Era successo tutto così in fretta: qualche brivido, la febbre. Poi la polmonite mortale.

Una vecchina qui, un bimbo là. Due giapponesi, tre turchi, 10 portoricani. Poi la pandemia. 900 casi sospetti in poche settimane. 16 morti accertati.

Il coniglio.

Chi l'avrebbe mai detto? Il coniglio faceva da vettore al virus. Forse. Forse no. Nel dubbio, strage di conigli in alcuni paesi del mondo. Specie dove il coniglio costituiva la principale fonte di sostentamento di minoranze religiose mal tollerate.

L'OMS si sbracciava inutilmente nel tentativo di cambiare nome alla malattia. Da “febbre del coniglio” a “virus H32Wxs12” il passo è breve. Uno slogan d'insuccesso. Niente di peggio di una etichetta: non la stacchi più.

Il coniglio. Lo sapevo. La morte nascosta sotto quelle orecchie basse, sotto le carezza. La morte in un batuffolo di pelo col naso umido.

Grazie ai viaggi aerei, la febbre si espandeva con sorprendente rapidità: il mondo non era mai stato così piccolo, già 20 paesi lamentavano la comparsa di casi sospetti.

Le prime pagine di quotidiani e i tiggì di tutto il mondo tentavano di tranquillizzare l'opinione pubblica, ottenendo l'effetto opposto. C'era chi ricordava “la spagnola” del 18-19, e i suoi 40 milioni di morti. Mezzo milione solo negli USA.

Altri parlavano di “big one flu”, paragonando l'epidemia al disastroso terremoto atteso in California.

James Lovelock, quello di Gaia-dea-terra, faceva presto i conti: entro fine secolo sulla terra resteranno vive meno di 1 miliardo di persone (io speriamo che me la cavo).

Gli ospedali erano al collasso: code chilometriche al pronto soccorso, centinaia di pazienti in quarantena, mascherine razionalizzate per il personale, già tre medici erano stati colpiti dalla stessa febbre, e c'era chi ricordava il medico italiano che scoprì il virus della SARS nel 2003 e ne fu ucciso. Chi avrebbe protetto il personale sanitario e le loro famiglie? Già cominciavano le prime defezioni, i primi certificati di malattia, redatti da colleghi compiacenti.

I direttori sanitari si dannavano per istituire corsi “ad hoc”, per potenziare le pneumologie e i reparti di rianimazione. Diamine! Sarebbero bastati i respiratori automatici a far fronte alle enormi incidenze di pazienti in insufficienza respiratoria?

Già cominciavano a circolare, più o meno clandestinamente, le prime direttive sulla necessità di liberare comunque dalla ventilazione assistita pazienti già definiti DNR (do not rianimate). Parola d'ordine: liberare i respiratori automatici (prigionieri di pazienti senza speranza, cardiopatici, cancerosi, neurologici cronici).

E se arrivano due pazienti con uguali chanches di sopravvivenza? Chi prende il respiratore? Il più giovane? Il più sano? No, la decisione non poteva esser lasciata al medico. Si doveva creare un apposito comitato di esperti, in grado di decidere rapidamente e ponderatamente.

La popolazione sembrava impazzita, dava l'assalto ai supermercati e si barricava in casa, evitando ogni contatto con l'esterno.

Tutti? No, non tutti. Gli anticonformisti non ne volevano sapere e il Centers for Disease Control and Prevention già discuteva dell'eventualità di punire questi imprudenti cittadini. Sanzioni economiche? L'arresto? Far accerchiare dall'esercito le cittadine più riottose? Ricordate Virus letale, il film con Dustin Hoffman?

Colpirne uno per educarne cento?

I governi stanziavano cifre da capogiro per ottenere sufficienti scorte di antivirali, sovvenzionare le industrie farmaceutiche produttrici, ottenere un vaccino capace di arginare l'onda di piena. Certo che sarebbe arrivata.



Nel frattempo, in Africa, moriva un bambino ogni 30 secondi. No, non di fame, no. Di malaria.

 

 


Il post è liberamente ispirato a questa notizia. Che non è di fantasia.



postato da: vinoemirra alle ore 10:44 | link | commenti (4)
categorie: cronaca, satira
sabato, 02 maggio 2009

Mails from Cuba (cap.2)




Dalla collaborazione con il sito "Il Tesoro nel campo" è nata questa intervista a padre Giovanni, missionario a Cuba, della cui amicizia vado sinceramente fiero.
Ripropongo l'immagine del post precedente. Cuba è vicina.







Caccia al tesoro incontra… don Giovanni ***


Qual è il tuo tesoro nel campo?

Un tesoro sepolto in un campo. Uno pensa subito a qualche cosa di favoloso, già sogna d'aver risolto i problemi del suo passato e del presente proiettandosi in una vita felice e senza alcun tipo di penuria. La storia ci racconta di tantissima gente che ha pensato di averlo trovato: gioielli da esibire, collezioni d'opere d'arte, favoloso conto in banca, il successo, la fama, il potere, il piacere! Altri, un po' più saggi hanno pensato di averlo trovato in una moglie o un marito o nei figli e che chiamano con affetto "tesoro" e che amano teneramente. C'è anche chi l'ha identificato in Cristo e lo segue con tanto impegno e amore. Personalmente l'ho trovato in me stesso, sono io il tesoro... e per non sembrare presuntuoso vi devo dire di che si tratta e di come l'ho trovato.

Avevo appena vent'anni e stavo studiando Teologia in seminario. Dovevo affrontare la grande incognita: davvero Dio mi chiama ad essere sacerdote? Perché non me lo fa capire chiaramente? In una meditazione mi son detto: La vita è un dono di Dio e questo dono sono io! Che ne faccio? Quello che posso fare è concentrarmi sulla risposta. La mia risposta è sì. Questo immenso tesoro che è la mia vita, lo voglio investire, lo voglio spendere bene e spenderlo alla maniera di Gesù mi è sembrato il massimo possibile. Ho 61 anni ed ancora non ho la chiara risposta di Dio… o meglio, mi ha risposto attraverso la serenità che sempre mi ha accompagnato da giovane prete, a parroco, nella scuola, con i bambini, i ragazzi, i giovani, le famiglie, in giro per l'Africa e l'America Latina con gruppi di volontari a costruire asili, scuole, ospedali, dando senso profondo alle mie giornate e a quelle dei miei amici.

A 43 anni ho risposto "sì" alla proposta di fare il missionario in Uruguay; a 47  in Perù mi sono trovato coinvolto nell'avventura di una miriade di famiglie povere che avevano invaso una zona impervia per costruirsi un'abitazione. Sono ritornato in Italia nel 2000 per aiutare la famiglia di mio fratello, colpito da un tumore,e ho, di nuovo, accettato di fare il parroco e questa volta in montagna, un piccolo centro del nord italia. Nel 2007 mi hanno chiesto di sostituire un missionario in Cuba ed eccomi qui, stanco e in ogni modo con la gioia di poter partecipare la gioia di uno che ha trovato il suo tesoro e che lo sta spendendo fino in fondo, seguendo Cristo.

Da 2 anni vivo a Cuba: nazione comunista, marxista ed ufficialmente atea da 50 anni in seguito alla rivoluzione castrista. Il sistema trova il suo punto di forza nell’istruzione e nell’assistenza medica offerta a tutti: viene impartita una educazione antireligiosa, con emarginazione e minacce verso i pochi praticanti (0,6% nella mia zona della città di ***). I trasporti, sia per le persone sia per le merci (scadenti o introvabili) sono un grosso problema; vige una doppia moneta (con quella equiparata al dollaro si può trovare quasi tutto) ma per comprare 10 dollari serve lo stipendio medio di un mese. Tutto è statale, lo stato è occupato totalmente dal partito e non esiste società civile. Niente internet e niente stampa contro, a parte qualche timido giornalino della Chiesa. Niente espatrio e mobilità interna ristretta. Magistratura controllata ed efficiente servizio di polizia. Tutte le difficoltà sono attribuite all’embargo USA.

Recentemente stiamo godendo una specie di disgelo con la Chiesa e sono in aumento i partecipanti. In questa situazione quello che posso fare come prete è esclusivamente di carattere religioso: messe, catechesi, battesimi, visita agli infermi, distribuzione medicine e qualche aiuto alle famiglie più povere. La missione comprende un vasto territorio con 35.000 abitanti con tre grossi centri, ognuno con 9 - 10.000 abitanti ed una decina di centri minori.


Il grosso del mio lavoro è con gli adulti che avvicino, attraverso dei corsi di cristianesimo nel tentativo di ricostruire la coscienza individuale e far crescere il senso personale di responsabilità. Alla fine di ogni corso c’è chi chiede battesimo, cresima e comunione e qualche coppia perfino di sposarsi. Con bambini, adolescenti e giovani non si può fare molto in quanto le scuole sono a tempo pieno o in collegi come internati. Non esiste il senso della domenica. In due anni comunque siamo passati da 60 fedeli a 160 e questo mi conforta parecchio.


Una giornata tipica?


Levata alle 6.30, colazione, breviario e un po’ di meditazione, Messa e tempo disponibile per colloqui, emergenze e visite. Pomeriggio, visita e catechismo nelle piccole comunità e alla sera (due volte la settimana) corso di cristianesimo o corso biblico. Il sabato mattino e la domenica pomeriggio preparazione e battesimi dei bambini nei vari villaggi. Vivo solo in una casetta in muratura, lavo, cucino e mi arrangio in tutto.

Fatiche: Il gran caldo, lo stare sempre all’erta per non sconfinare ed essere eventualmente espulsi e, non ultimo, la pazienza che da queste parti deve essere infinita.

Punto di forza? La convinzione che far conoscere il Vangelo e la sua proposta di vita, aiuta la gente a crescere in dignità e consapevolezza.


Consigli per chi non ha ancora individuato il suo tesoro?

Solo uno. Poiché è nascosto bisogna cercarlo! Non serve metal detector, picco e badile e neanche serve cercarlo lontano. In ogni caso la fede in Cristo e la sua Sapienza ci possono illuminare ed orientare nella ricerca. Vi posso dare un aiutino? Cercatelo in alto perché non è né un minerale né qualcosa di corruttibile.


*** i dati sensibili di don Giovanni sono stati omessi per tutelare la sua sicurezza nel lavoro di missione che compie.  

 
postato da: vinoemirra alle ore 10:55 | link | commenti (3)
categorie: cuba
mercoledì, 22 aprile 2009

2024









Può un anestesista essere amico di un chirurgo?
Peggio ancora: un cardioanestesista e un cardiochirurgo?
Beh, si... direi di sì.
No, non dico quelle cose moglie-anestesista-marito-chirurgo (tra l'altro a senso unico), no.
Parlo di amicizia sincera, di fiducia reciproca, di coscienza che su di lui puoi contare, dentro e fuori la sala operatoria, dentro e fuori l'ospedale.
Ore e ore fianco a fianco, spesso con la morte a braccetto.

Oggi parlo di un cardiochirurgo.
Ricercatore universitario. Moglie e figli. Affitto da pagare.
Due anni fa ha letteralmente salvato la vita ad un bimbo adottato da due miei amici, correggendo un grossolano errore che era davanti agli occhi di tutti e nessuno vedeva.
Ho affidato a lui la vita di parenti, amici e conoscenti. Io di qua, lui di là. Andiamo.
L'ho visto operare neonati di pochi giorni, e anziani ottuagenari, effettuare trapianti di cuore e intervenire su dissezioni dell'intera aorta. L'ho visto sorridere dopo 20 ore di lavoro consecutivo al tavolo operatorio.
L'ho visto inconsolabile per non aver salvato un paziente giunto in sala operatoria in condizioni disperate.
Soltanto ieri sera ha operato una ragazza di 27 anni dello Sri Lanka, affetta da una endocardite della radice aortica. Dalle sei a mezzanotte.
Come ricercatore universitario dovrebbe lavorare 18 ore alla settimana.
Non so dire quante ore lavori per davvero: non timbra il cartellino, è semplicemente sempre lì.

Due giorni fa è venuto a cercarmi, mi ha tirato da parte e mi ha mostrato il suo cedolino dello stipendio dello scorso mese. Tutto compreso. Indennità De Maria compresa.
Euro 2024.


postato da: vinoemirra alle ore 18:26 | link | commenti (11)
categorie: vita in ospedale
mercoledì, 15 aprile 2009

Mails from Cuba



Don Giovanni è uno tosto.
L'ho conosciuto ai tempi del referendum sulla legge 40.
Prete di montagna. Già missionario in Perù. Da qualche anno a Cuba.
Ci scriviamo, di tanto in tanto.
Mail scarabocchiate, buttate giù in fretta. Piene di errori.
Mail come queste.






Carissimo Bruno

                             ti scrivo per gli auguri pasquali e per chiederti informazioni sulla legge 40 in quanto mi è giunta voce che è stata dichiarata anticostituzionale.

Qui dall'isola  nessuna novità: sempre penuria di tutto e poche prospettive. E' comunque triste constatare come il materialismo ateo abbia distrutto l'individuo, il senso di responsabilità personale, la coscienza e pure la dignità. Io mi sto battendo con corsi di ogni tipo per ricostruire la coscienza ma è difficile anche se sto godendo di qualche risultato incoraggiante.

Con questo, auguro a te e famiglia una Pasqua serena e piena di speranza.

don Giovanni

 

 


Carissimo Padre Giovanni,

                                       sulla legge 40 qui c'è sempre stata un po' di maretta, fin da subito. L'ex ministro aveva pubblicato una relazione che sosteneva un calo di "risultati", un aumento dei parti gemellari (a rischio), un aumento di viaggi all'estero per l'eterologa.

Dati di confronto con il passato, nel quale di dati non ce n'erano. Ideologia a man bassa. Cifre che sommate facevano il 110%. Una relazione che faceva acqua da tutte le parti.

La relazione ministeriale di quest'anno confronta i dati con quella dell'anno scorso.

La legge funziona, le gravidanze da FIV aumentano. C'è un aumento di parti gemellari, ma deriva solo da alcuni specifici centri che impiantano comunque contemporaneamente sempre tre embrioni. I centri più esperti ne trasferiscono uno o due e rischiano molto meno.

Proprio su questo si è scatenata la bagarre a cui tu ti riferisci.

I radicali hanno interpellato la corte costituzionale su alcuni articoli della legge e uno di questi è stato bocciato: quello relativo all'unico e contemporaneo impianto di non più di tre embrioni.

I media hanno cantato vittoria, i sinistri hanno intonato l'alleluja, anche il destrorso Fini (oibò, presidente della Camera) si è spellato le mani in applausi sperticati.

Qui i magistrati si son messi a fare i padroni, questo è il mio parere.

Complice l'inerzia della classe politica hanno deciso di colmare i "vuoti" legislativi a colpi di sentenza.

Già hanno lasciato morire per deprivazione di cibo e acqua una donna affetta da stato vegetativo persistente.

Ora partono lancia in resta all'attacco della legge 40.

La legge, su questa norma, è in effetti lacunosa: tre embrioni sono troppi a 30 anni. Serve forse una "scaletta" che imponga ai centri di trasferire embrioni in base agli indici di fertilità relativa. Questo vorrà dire che in qualche caso a mio parere ci dovrà essere l'obbligo di provare con uno solo, in qualche altro con due, in altri con tre.

Oggi questa scelta è lasciata ai singoli centri, e non sempre questi sono sufficientemente esperti per farla.

In ogni caso, anche dopo la dichiarazione della corte costituzionale, l'impianto della legge resta in piedi: per esempio non si può accedere alla crioconservazione.

Diventa difficile capire cosa fare, se non posso impiantare i tre, quattro embrioni prodotti ma non li posso nemmeno congelare.

Di fatto c'è più confusione di prima.

Forse le motivazioni della sentenza (attese a giorni) chiariranno il quadro, forse lo faranno le revisioni delle linee guida della legge a opera del ministero della salute.

 

Ti aggiungo un paio di link , il primo di cronaca, il secondo di approfondimento

 

Le frontiere della difesa della vita sono ben estese. Prego per te che sei in prima linea.

Noi ce ne stiamo nelle retrovie, al sicuro, vicino alle cucine.

 

Ti abbraccio fraternamente

 

bruno

 

http://www.corriere.it/cronache/09_aprile_01/consulta_boccia_procreazione_afee0804-1ede-11de-9011-00144f02aabc.shtml

 

http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=15543

 

 


Carissimo Bruno,

                            eccomi per ringraziarti per le delucidazioni sulla legge 40 ed ora ho perlomeno le idee più chiare. Anch'io ero arrivato alla conclusione che i giudici stanno andando ben oltre il loro compito e come cani sciolti, senza punti di riferimento seri e spesso ideologizzati diventano dei padreterni. Un tal Josè Martì, filosofo indipendentista Cubano della fine del 1800 scriveva: un  popolo irreligioso morirà perché niente in esso alimenta la virtù. Le ingiustizie umane disgustano il cristianesimo: è necessario che la giustizia celeste la garantizzi.

I Link che mi hai indicato non servono in Cuba in quanto l'accesso a internet è praticamente proibito, così come è controllata l'informazione e le comunicazioni. Abolito ogni riferimento religioso qui succede d tutto a partire da una infinità di dodicenni incinte che abortiscono agli aborti di bimbi presumibilmente con malformazioni. Qui tutto è relativo!

Per quel che riguarda la "prima linea" non sentirti in retrovia! La prima linea oggi si è ampliata e passa ovunque vicino a noi, nelle teste e perfino dentro i cuori.

Un caro saluto

don Giovanni

postato da: vinoemirra alle ore 19:37 | link | commenti (7)
categorie: cuba, fecondazione assistita

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"...e gli offrirono vino mescolato con mirra, ma Egli non ne prese." (Mc 15,23). Vino e mirra. L'anestetico che Gesù non volle bere, prima di donare il suo sangue redentore. Vinoemirra. Un anestesista di fama condominiale, di fede cristiana cattolica, certo non tanta da spostare le montagne, ma forse sufficiente a tirare qualche sassolino nello stagno della bioetica. Vorrò parlare di vita ("vino"), di morte ("mirra"), di anestesia delle coscienze (vinoemirra), e altre futilità. Lo farò per come ne sarò capace, senza pretendere di essere esaustivo nè aggiornato, e confidando nell'aiuto di Maria Ausiliatrice. Bruno Dal Corso

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